COME SI SVOLGE IN CONCRETO IL LAVORO DELL’INTERPRETE?
Il lavoro dell’interprete si avvale di due tecniche fondamentali: quella detta della “consecutiva”, e quella detta della “simultanea”. Entrambe si apprendono presso scuole specializzate, seguendo appositi corsi pluriennali. La tecnica cosiddetta “consecutiva” consiste nel tradurre oralmente la persona che sta parlando in una lingua straniera, non mentre essa sta parlando, ma dopo aver ascoltato qualche minuto del suo discorso (con un cenno l’interprete fa capire a colui che parla, di fermarsi per dargli la parola per tradurre, in genere l’interprete fa ciò dopo che colui che parla ha espresso un concetto per intero). L’interprete quindi ripete fedelmente nella lingua di destinazione, anche se non letteralmente, i diversi punti trattati dalla sequenza di discorso del parlante la lingua straniera, e può farlo in maniera puntuale, com’è tipico dell’interprete esperto, perché ha preso appunti, o ha segnato su un block notes i punti chiave del discorso da interpretare.
Circa l’interpretazione “simultanea”, l’interprete esperto è in grado di tradurre in tempo reale o in simultanea, coadiuvato da un microfono e da una cuffia che lo isola dal contesto ambientale, in genere in una cabina appositamente fornita di impianto di isolamento acustico, che gli permette di concentrarsi solo sul discorso da interpretare in quel momento, La traduzione simultanea è la tipica traduzione richiesta e necessaria nei convegni o nelle conferenze internazionali, dove ci sono partecipanti che non sono in grado di seguire il susseguirsi degli interventi in una lingua diversa dalla loro lingua madre, è questo tipo di traduzione che consente di non allungare i tempi dell’evento, in quanto avviene in tempo reale, simultaneamente all’evento, diversamente dalla traduzione “consecutiva”.
Il lavoro dell’interprete non comincia il giorno dell’evento stesso ma almeno qualche giorno prima, perché l’interprete deve fare ricerche per comporre un glossario dei termini specialistici più comuni dell’argomento oggetto dell’evento. Tale lavoro è fondamentale per la buona riuscita dell’interpretazione (gli eventi infatti possono essere i più disparati, e trattare argomenti altrettanto vari: scientifici, tecnici, commerciali, sociali, politici, educativi, etc.etc.)
Un fattore fondamentale per la buona riuscita dell’interpretazione è poi l’intesa e la proficua collaborazione fra i due interpreti che sono chiamati a lavorare nella cabina, durante un evento. Essi devono saper succedersi al microfono, per l’interpretazione dei diversi interventi. Gli interpreti si succedono al microfono ad intervalli di venti minuti-mezz’ora, dato che l’efficienza e la concentrazione nell’interpretazione devono essere sempre garantiti, questo lasso di tempo è senz’altro il più adatto per assicurare a ciascun interprete il giusto spazio per prendere fiato ed energia per l’intervento successivo.
Un’altra tecnica che ha anch’essa la sua utilità, anche se è richiesta solo in casi particolari, è quella dello “chuchotage”, che in francese significa “sussurrare”. Essa consiste appunto nel “sussurrare” nell’orecchio della persona per la quale bisogna tradurre, ciò che viene detto in tempo reale, in un convegno o in una conferenza (dove parlare ad alta voce non è possibile).Questa traduzione è spesso una sintesi,per sommi capi, del discorso originale, e non parola per parola, perché tale attività di ascolto risulta alquanto difficile da sostenere, da parte del fruitore di tale tecnica. Ovviamente a questa tecnica si ricorre solo quando i partecipanti ad un evento , i quali non possono capire ciò che viene detto durante l’evento, perchè stranieri, sono al massimo due.
Per concludere sui vari aspetti di questa professione, il lavoro dell’interprete non è un lavoro meccanico e non creativo, perché all’interprete è affidato il compito di porgere in un’altra lingua dei concetti che seppure non siano i suoi, egli deve farli a tal punto suoi, da riuscire a trasmetterli nel modo il più fedele possibile, ma anche ad usare il proprio stile e il proprio tono e la propria personalità, e ciò anche e soprattutto grazie ad un vasto background culturale.
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